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IL REFRAIN DEI FALSI INVALIDI COLPISCE ANCORA Stampa l'articolo
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Giovedì 23 Febbraio 2012 11:53
E il refrain dei falsi invalidi colpisce ancora
(di Carlo Giacobini*)

Non sono certo nuove - e il nostro sito le ha puntualmente denunciate - le "sparate" del Presidente dell'INPS a base di dati non veri e smentiti anche dalla Corte dei Conti o dallo stesso Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sui risultati che l'Istituto avrebbe conseguito in tema di caccia ai "falsi invalidi". Oggi, però, la "sparata" è ancora più grossa e vederla ripresa acriticamente e senza alcuna verifica, da parte di uno dei quotidiani più seguiti e prestigiosi del Paese, suona quanto meno come inquietante. Vediamo il perché, dati e documenti alla mano.

Come il virus influenzale che arriva verso fine dicembre, gli annunci strepitosi sui falsi invalidi arrivano a febbraio!
Le notizie diffuse lo scorso anno in questa stagione da Antonio Mastrapasqua (presidente dell'INPS e vicepresidente di Equitalia) declamavano infatti gli entusiastici risultati della campagna 2010 di controllo su 100.000 persone: uno su quattro sarebbe stato un falso invalido. Quella dichiarazione era stata presa come oro colato, come spesso accade quanto parla l'INPS. Anzi, c'era chi ne aveva costruito una personale crociata. Uno per tutti, il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, che arrivava a dichiarare, a fine luglio 2011, che grazie ai controlli sui falsi invalidi, si era arrivati a recuperare un miliardo di euro, tagliando 30.000 pensioni.
Ma a parte il Reguzzoni - incappato in un evidente svarione contabile (33.000 euro per ogni falso invalido sono impossibili) - molti altri parlamentari riprendevano il verbo del presidentissimo INPS. Li ritroviamo agli Atti della Camera della seduta del 21 luglio 2011, quando vennero approvati cinque fra Ordini del Giorno e Raccomandazioni, proprio sul tema dei controlli sui "falsi invalidi". Quattro atti su cinque partivano dichiaratamente dalla considerazione acclarata che il 24% delle persone controllate fossero falsi invalidi.

Per fortuna in Italia c'è la Corte dei Conti che fra le altre competenze ha anche quella del controllo sugli Enti, compreso il mega istituto per la previdenza sociale. È così che avendo la pazienza di leggere la relazione approvata dalla stessa Corte dei Conti, con la Determinazione n. 77 di fine 2011, scopriamo effettivamente quanti sono i falsi invalidi che l'INPS avrebbe pizzicato nel corso del 2010: su un campione di 100.350 persone, non sono state confermate 9.378 prestazioni, cioè meno del 10%. Non, quindi, il 24% dichiarato nel febbraio dello scorso anno.
Prima però che la Corte dei Conti smentisse Mastrapasqua, la bufala dell'"1 su 4" aveva già incominciato a scricchiolare. Su interrogazione scritta, infatti, e reiterata dal deputato Reguzzoni - sì, sempre lui - il Ministro del Lavoro, nell'ottobre del 2011, aveva fornito le informazioni sugli effetti dei controlli: nel 2009 sono state revocate, in seguito a 200.000 controlli, 21.282 prestazioni (pensioni, assegni o indennità). Nel 2010, su circa 100.000 controlli, sono state revocate 9.801 provvidenze economiche.
Anche secondo i dati ministeriali, dunque, la percentuale delle prestazioni revocate sul totale è stata dell'11,6% nel 2009 e del 10% nel 2010 (dati del Ministero del Lavoro, ottobre 2011) e quindi il Ministro in persona smentisce ciò che aveva affermato Mastrapasqua nel febbraio precedente.
«Abbiamo revocato pensioni di invalidità per il 10%, per il 35% abbiamo modificato il giudizio sanitario. Per le revoche siamo in attesa di eventuali contenziosi». Lo dice Nori a fine settembre 2011 durante un convegno promosso dalla Confcommercio abruzzese. Mauro Nori è il direttore generale dell'INPS ed egli ritiene dunque che per le pensioni di invalidità, la quota di "falsi invalidi" sia pari al 4%. Ma come arriva a tale conclusione? Sa bene che, alla fine degli inevitabili ricorsi, l'INPS soccombe in giudizio nel 60% dei casi (Fonte: Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) per l'esercizio 2009, Corte dei Conti, Determinazione n. 84/10, p. 104).

E veniamo ad oggi. Niente meno che il «Corriere della Sera», con un articolo di Enrico Marro, riprende pedissequamente le nuove esternazioni del Mastrapasqua e titola a cinque colonne Pensioni di Invalidità, l'ora dei tagli. Scatta la revoca per uno su tre. Bum!
Il pezzo acriticamente riprende i "dati" dell'INPS, anche quelli falsati. Ad esempio, Marro afferma che nel 2010 le visite di controllo erano state 55.200, ma dimentica di dire che tra quelle definite agli atti ve n'erano state altre 45.000 (per arrivare alle 100.350 omologate dalla Corte dei Conti e imposte dal Legislatore). Conseguentemente, a Marro risulta che le revoche nel 2010 sono state del 19,2 %... al lordo, cioè, dei ricorsi che l'INPS perderà, ma questo è un particolare che l'articolista tralascia, evidenziando invece la crescita del successo dell'Istituto, che l'anno precedente aveva beccato "solo" l'11% dei controllati. E il successo sarebbe ancora più elevato nell'anno in corso: 28,42% di revoche!
Insomma, Mastrapasqua la spara ancora più grossa dello scorso anno. Ma si affretta a precisare, il Presidente: «Voglio subito dire che qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull'evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse». E il giornalista diligentemente riporta, non rilevando una svolta storica: non esistono più i "falsi invalidi", ma solo "invalidi migliorati"!
Come mai Mastrapasqua prudenzialmente precisa...? E come mai questa precisazione viene anche riportata in testa alla tabellona ad effetto del Corriere? Cortesia? Sensibilità? Conoscenza dei casi umani? Niente di tutto questo. Il vero motivo è come è stato costruito il campione dei "controllandi" per il 2011!
Infatti, siccome la percentuale di "successo" dell'INPS (leggasi revoche) era in evidente calo, e l'Istituto deve portare comunque risultati, con il Messaggio n. 6763 del 16 marzo 2011, fissa, fuori da ogni controllo normativo, alcuni criteri aggiuntivi per allargare il campione dei controllati.
L'INPS individua in tal senso un nuovo, diverso e più ampio bacino di persone che saranno sottoposte a visita: si stabilisce che vengano sottoposti a verifica gli invalidi titolari di provvidenze economiche, il cui certificato di invalidità avrebbe previsto comunque una revisione fra luglio e dicembre del 2011. Insomma, si va a controllare un bacino di potenziali persone su cui sono più probabili le revoche delle provvidenze economiche che avverrebbero comunque nella normale routinaria attività delle ASL, ma che, in questo modo, non sarebbero attribuibili "all'azione dell'INPS".

Quanto alle variazioni di percentuale di invalidità riscontrate, esse sono anche attribuibili ai criteri che l'INPS ha - in piena libertà - adottato per le valutazioni dell'invalidità. L'Istituto, infatti, con la Comunicazione del 20 settembre 2010 (interna e non diffusa nel sito ufficiale), inviata dal Direttore Generale ai tutti i Dirigenti regionali INPS, aveva emanato le Linee Guida operative in invalidità civile che avevano fornito anche indicazioni relative ai requisiti sanitari per la concessione dell'indennità di accompagnamento, più restrittive rispetto a quanto stabilito dal Legislatore.
Con un atto amministrativo interno dell'Istituto si era dunque superata una norma dello Stato, senza che nessuno avesse avuto nulla da ridire. In pratica si è cambiata la "taratura della bilancia" con la quale erano state pesate in precedenza le persone, scoprendo - guarda un po' - un calo ponderale.
Mastrapasqua sa bene tutto questo e perciò si attarda in quella chiosa.
Marro preferisce ignorare, ma la sua umiltà di fronte a cotanta potenza diventa quasi commovente, quando l'INPS dichiara i risparmi: 180 milioni di euro. A quel punto anche un tirocinante in redazione avrebbe chiesto: «180 milioni al netto o al lordo della spesa per i medici, i legali, gli amministrativi?». Una domanda spontanea se si pensa che, solo di medici esterni di rinforzo alle "truppe INPS", si sono spesi nel 2010 10 milioni di euro (la fonte è sempre la Corte dei Conti).
Con altrettanta nonchalance, poi, si lasciano correre affermazioni false, quali: «Osservo che tra il 34% e il 73% il più delle volte l'invalidità viene concessa senza neppure una visita dell'ASL, ma dietro
semplice presentazione di documentazione sanitaria». Il che, naturalmente, non corrisponde al vero, ma annotarlo comporterebbe dover ammettere l'evidenza e cioè che l'INPS ha dati solo relativi agli invalidi che percepiscono assegni, indennità e pensioni, mentre degli altri non ne sa assolutamente nulla.

A che servirà dunque questa azione di "informazione"? Il titolo forse ci suggerisce qualcosa - Pensioni di Invalidità, l'ora dei tagli -: se ci si sofferma infatti alla prima riga, sembra un obiettivo da raggiungere e giustificare, al di là dei dati, dei fatti e delle circostanze. E il fatto che questo pezzo appaia su uno dei quotidiani più seguiti e prestigiosi del Paese è assai inquietante.

*Carlo Giacobini
Direttore editoriale di Superando.it.
 
 
PENSIONI DI INVALIDITÀ, L'ORA DEI TAGLI Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Giovedì 23 Febbraio 2012 09:34
Scatta la revoca per una su tre.
Su 122 mila visite l'Inps rivede il trattamento per oltre 34 mila aventi diritto
(di Enrico Marro)

ROMA - Aumenta il numero delle prestazioni d'invalidità civile (pensioni e assegni di accompagnamento) revocate in seguito a visita medica di controllo. Aumenta sia in termini assoluti sia in percentuale. Nel 2011 il campione di invalidi sottoposto a verifiche è stato di 250 mila. Quelli effettivamente visitati dai medici dell'Inps sono stati, al 31 dicembre 2011, 122.284. A 34.752 di questi è stata revocata la prestazione perché il loro grado di invalidità è stato ritenuto inferiore al 74% necessario per la pensione e/o al 100% che serve per avere l'assegno di accompagnamento. La percentuale delle revoche è stata quindi del 28,42%.

A questi dati vanno aggiunte le circa 37 mila prestazioni sospese alle persone che, convocate per la visita, non si sono presentate.
Sospensioni che si trasformeranno in cancellazioni se gli interessati non si presenteranno al controllo sanitario entro 60 giorni. Il risparmio previsto sulle 34.752 revoche già decise può essere stimato in 180 milioni di euro, dice l'Inps. Una goccia rispetto ai circa 16 miliardi di euro di spesa complessiva annua per quasi 3 milioni di invalidi civili, ma l'importante, dice il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua, è che si migliori di anno in anno il funzionamento di un sistema che fino a pochi anni fa era abbandonato a se stesso, senza alcun freno agli sprechi. «Voglio subito dire che qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull'evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le 
prestazioni connesse», dice Mastrapasqua.

Nel 2010 le visite di controllo erano state 55.200 e gli assegni revocati 10.596, pari al 19,2%. Nel 2009 le revoche erano state l'11%. Dati, dice il presidente dell'Inps, che dimostrano come il campione per il programma straordinario di verifiche sia ogni anno selezionato con maggior cura.
Altri 250 mila controlli sono previsti per quest'anno. Alle associazioni e ai singoli cittadini che lamentano criteri troppo rigidi da parte dei medici Inps, il presidente replica che «è giusto fare questi controlli in modo da poter concentrare le poche risorse a disposizione su chi ne ha davvero bisogno. Non dimentichiamo che si parla di appena 267 euro al mese per i pensionati d'invalidità, oltretutto subordinati a bassi requisiti di reddito, e di 492 euro al mese per l'indennità di accompagnamento».
Il fatto poi che in certe Regioni, sempre le stesse, i tassi di cancellazione delle pensioni d'invalidità e degli assegni di accompagnamento siano molto superiori alla media conferma, secondo l'Inps, che soprattutto in alcune aree del Paese queste prestazioni siano state in passato concesse «con troppa generosità». Difficile infatti pensare che in queste stesse Regioni le persone siano curate meglio che altrove o abbiano una maggiore propensione a migliorare la salute. Nel 2011 il tasso di revoche ha raggiunto il 37-38% in Campania e Basilicata, il 35-36% in Molise, Umbria e Lazio. In fondo alla classifica ci sono invece le Marche, il Piemonte e la Lombardia, con percentuali tra il 14 e il 17. È evidente, comunque, che se alla visita si scopre che l'invalidità è del tutto inesistente, il titolare viene denunciato, «ma si tratta di eccezioni», dice Mastrapasqua.
Dall'inizio del 2010 a oggi le persone indagate sono state 1.439 e quelle arrestate 301.

Per evitare di chiamare a visita di controllo persone con invalidità permanenti, per esempio il cieco o l'infermo in carrozzella, come purtroppo è avvenuto, l'Inps ha chiesto alle Asl i fascicoli sanitari degli invalidi selezionati nel campione, «ma solo nel 13% dei casi ci sono stati dati». È andata meglio con gli stessi invalidi, che hanno inviato la documentazione nel 58% dei casi. Ma i casi di visite inutili, oltre che inopportune, non sono stati ancora eliminati. Di qui le proteste, spesso giustificate.
Fin qui per quanto riguarda i controlli. Ma forse dove più c'è da migliorare è nelle procedure di concessione delle prestazioni di invalidità. In media tra la domanda (se ne presentano 2 milioni l'anno e circa 500mila danno luogo a prestazioni economiche) e la riscossione passano 408 giorni, mentre la legge dice che non si dovrebbe superare il limite di 120 giorni.
«Noi per velocizzare le pratiche - dice Mastrapasqua - abbiamo proposto a tutte le Regioni di fare delle convenzioni in modo che sia l'Inps a occuparsi delle visite anziché le Asl, ma nessuna ha accettato, nessuna vuole privarsi del potere di gestire la concessione di queste pensioni».

Infine, secondo il presidente dell'Inps, sarebbe ora di affrontare con «una riforma complessiva tutto il tema delle invalidità, tenendo conto che andiamo verso un forte invecchiamento della popolazione». C'è tutto un campo, aggiunge, quello delle invalidità tra il 34% e il 73%, che è poco conosciuto: non dà diritto a prestazioni economiche ma a tutta una serie di benefici, dal collocamento obbligatorio all'esenzione dai ticket, dal bollo auto gratis ai permessi di parcheggio all'Iva al 4%. Nessuno sa quanti
siano, ma ogni anno più della metà delle domande di invalidità finisce in questa fascia, e quanto tutto ciò costi alla collettività.
«Per carità, non mi sognerei di togliere alcun beneficio a chi ne ha diritto - dice Mastrapasqua - ma osservo che tra il 34% e il 73% il più delle volte l'invalidità viene concessa senza neppure una visita dell'Asl, ma dietro semplice presentazione di documentazione sanitaria. Ecco credo che tutte le prestazioni vadano razionalizzate e le risorse concentrate secondo i bisogni. In alcuni Paesi, per esempio, le prestazioni non sono in cifra fissa ma variano in base alle patologie e accanto alle prestazioni economiche sono garantiti anche i servizi alla persona».
 
 
RISPOSTA AL DIRETTORE GENERALE INPS Stampa l'articolo
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Mercoledì 22 Febbraio 2012 10:48
Falsi invalidi. Basta confusione
di Simone Fanti

Caro presidente dell'Inps, forse non le interesserà ma sono arrabbiato con lei e con chi prosegue nella campagna sbagliata secondo cui gli eccessi degli anni passati e i falsi invalidi giustificherebbero tagli indiscriminati alla spesa sociale.
Sono arrabbiato con chi cerca di far passare il concetto che gli invalidi, gli anziani, i disabili sono una spesa sociale inutile. Da tagliare con ogni mezzo.
Un articolo di Gian Antonio Stella di qualche giorno fa ricorda a noi tutti, ma soprattutto a voi istituzioni, quanto lo Stato si sia dimenticato dei suoi cittadini più fragili.

Oggi ho letto l'articolo di Marro sul Corriere dal titolo Pensioni di Invalidità, l'ora dei tagli. Scatta la revoca per una su tre. Sono saltato letteralmente sulla sedia. Almeno figurativamente visto che la paraplegia che mi è stata gentilmente regalata da un pirata della strada, non mi permette movimenti sotto il bacino.
Leggo e riporto i dati diffusi dall'Inps:
«Nel 2011 il campione di invalidi sottoposto a verificheè stato di 250 mila. Quelli effettivamente visitati dai medici dell'Inps sono stati, al 31 dicembre 2011, 122.284. A 34.752 di questi è stata revocata la prestazione perché il loro grado di invalidità è stato ritenuto inferiore al 74% necessario per la pensione e/o al 100% che serve per avere l'assegno di accompagnamento. La percentuale delle revoche è stata quindi del 28,42%. A questi dati vanno aggiunte le circa 37 mila prestazioni sospese alle persone che, convocate per la visita, non si sono presentate».

Tre ordini di problemi.
Il primo: 34 mila prestazioni revocate su 3 milioni costituisce una percentuale che supera di poco l'1% e non quasi il 30%.
Secondo: dei 250 mila controlli quelli effettivamente effettuati sono stati 122 mila, meno della metà. Anche aggiungendo le 37 mila persone che non si sono presentate i conti non tornano. E gli altri che fine hanno fatto?
Terzo: ci sono 37 mila persone che non erano raggiungibili. Forse perché allettate in un letto di ospedale? Oppure non raggiunte in tempi utili.
Anche io sono stato uno di questi "controllati". Sono stato chiamato al cellulare a fine luglio e mi è stato intimato di spedire la documentazione clinica entro agosto per certificare la mia disabilità, in caso contrario avrei perso il diritto all'accompagnamento. Per fortuna che nonostante la disabilità mi gestisco sufficientemente bene - e soprattuto grazie a una famiglia fantastica - ma  fossi stato un portatore di handicap più grave oppure fossi stato semplicemente in vacanza - cosa di cui anche un disabile credo abbia diritto - cosa avrei fatto?

Cito ancora l'articolo del collega:
«Il risparmio previsto sulle 34.752 revoche già decise può essere stimato in 180 milioni di euro, dice l'Inps.
Una goccia rispetto ai circa 16 miliardi di euro di spesa complessiva annua per quasi 3 milioni di invalidi civili, ma l'importante, dice il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua, è che si migliori di anno in anno il funzionamento di un sistema che fino a pochi anni fa era abbandonato a se stesso, senza alcun freno agli sprechi.» 
«Voglio subito dire che qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull'evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo
così il grado di invalidità e le prestazioni connesse», dice Mastrapasqua.

Altro salto dalla sedia figurato. Lei caro Mastrapasqua, vuole far peggiorare la mia condizione con un infarto.
La lotta ai falsi invalidi è più che legittima e personalmente la sottoscrivo, ma si è dimenticato di accennare che questi miglioramenti non sono frutto di cure portentose, ma di un cambio dei parametri di valutazione come ricorda Carlo Giacobini su Superando:
«Quanto alle variazioni di percentuale di invalidità riscontrate, esse sono anche attribuibili ai criteri che l'INPS ha - in piena libertà - adottato per le valutazioni dell'invalidità. L'Istituto, infatti, con la Comunicazione del 20 settembre 2010 (interna e non diffusa nel sito ufficiale), inviata dal Direttore Generale ai tutti i Dirigenti regionali INPS, aveva emanato le Linee Guida operative in invalidità civile che avevano fornito anche indicazioni relative ai requisiti sanitari per la concessione dell'indennità di accompagnamento, più restrittive rispetto a quanto stabilito dal Legislatore».
In altre parole cambiando le regole cambiano anche i risultati.

Vorrei ricordarle infine che l'aumento della spesa all'invalidità dagli 11 miliardi del 2002 ai 16/17 miliardi del 2009 non è proprio legata a un aumento esponenziale delle invalidità. Non è cresciuto il numero di invalidi civili, tanto meno il valore della pensione d'invalidità o l'accompagnamento, rispettivamente 297 e 492 euro, bensì ad un invecchiamento della popolazione di cui Lei in qualità di presidente dell'Inps dovrebbe ben conoscere i contorni.

In un'ottima analisi Cristiano Gori sul Sole24 Ore spiega il fenomeno con chiarezza:
«L'aumento della spesa per l'invalidità si suddivide in: 681 milioni di euro per le pensioni e 5.487 milioni per l'indennità di accompagnamento.
A trainarlo è stata l'impennata dell'utenza anziana dell'indennità: le persone con almeno 65 anni che la ricevono sono passate dal 6% del totale (2002) al 9,5% (2009). Inoltre, oggi tre beneficiari dell'accompagnamento su quattro sono anziani e la metà ha almeno 80 anni», spiega Gori. «Lo scorso decennio ha visto in Italia l'impetuosa diffusione delle badanti. Davanti alle sempre più pressanti esigenze di assistenza agli anziani e alla scarsità di servizi pubblici, a loro si sono rivolte tante famiglie. Queste ultime hanno cercato un contributo economico pubblico che potesse aiutarle a remunerare le badanti e l'hanno trovato nell'indennità, senza la quale per molte famiglie sarebbe stato difficile - o impossibile - pagarle. L'invecchiamento della popolazione e l'espansione delle badanti costituiscono le principali cause del boom della spesa per l'invalidità civile ma tali fenomeni non sono stati presi in considerazione dai decisori».

Infine - e con questo concludo il mio tedioso post - Lei dice:
«Noi per velocizzare le pratiche abbiamo proposto a tutte le Regioni di fare delle convenzioni in modo che sia l'Inps a occuparsi delle visite anziché le Asl, ma nessuna ha accettato, nessuna vuole privarsi del potere di gestire la concessione di queste pensioni».
Ma da quando in qua chi è attore di una causa può essere anche giudice? Le disabilità rientrano nel campo medico e la valutazione della loro gravità in quell'ambito deve rimanere.

Sono arrabbiato e penso a ragione.


 
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