Considerazioni e lettura generale della realtà in controtendenza fra dubbi, perplessità e certezze.
Con il titolo "I non vedenti"
Così scriveva ieri il noto giornalista Marco Travaglio, da noi tutti stimato e apprezzato, sul quotidiano il Fatto.
Ecco, B. con i ceffi e i comitati d'affari non c'entra. Sono gli altri che lo dipingono così. Come Jessica Rabbit. È proprio vero che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Plotoni di non vedenti volontari stanno rimuovendo l'intera biografia berlusconiana per distinguere B. il buono dalla sua banda di cattivi
***
Questa volta il dottor Travaglio ha fatto la pipì fuori dal vasino. Ha espresso il peggio della sua fantasia giornalisticamente vivace e della sua intelligenza.
Imperdonabile scivolone.
Ma è proprio imperdonabile?
Noi disabili però, siamo in grado di fare autocritica e non temiamo di parlarci anche contro.
****
Vediamo un po'.
Partiamo da vicino, tanto la musica è uguale.
Verso la fine del 2009, in quel di Torino si tiene la conferenza nazionale sulla disabilità. Vi erano i disabili, i relatori, gli operatori. Assenti ingiustificati governo, personaggi della politica, a parte qualche mosca bianca, giornalisti, che se c'erano non hanno preso la penna in mano.
Campagna elettorale di marzo 2009. Discorsi politici nelle piazze e nei teatri, argomento Berlusconi e fugaci accenni ai problemi della gente. Parole sui disabili? Le proposte politiche sulla disabilità? Chi se ne fotte.
Parlamentari che si occupano delle problematiche, anche a tempo perso, dei disabili? Che si interrogano su cosa votano quando vi sono da approvare leggi sui disabili o che si chiedono a chi stanno concedendo finanziamento pubblico e per cosa? Nemmeno a trovarlo con il lanternino. Molti votano ad occhi chiusi perchè trattasi di poverini, le cui associazioni chiedono soldi che non si possono negare. Trattasi di gente invalida, badate bene invalida, non con disabilità, di gente che manda in rovina l'economia del paese, di individui improduttivi, parassiti da mantenere, dannosi, come annuncia al mondo in una conferenza stampa internazionale il governo tramite il suo ministro dell'economia.
Insomma i disabili non esistono o esistono quando osano spingersi fin davanti al tempio della politica, come è accaduto il 7 luglio scorso in piazza Montecitorio, o quando fanno notizia di cronaca.
Sono esagerazioni le mie? Può darsi un po' ma solo un po'.
***
Qualche comprensione, quelli come Travaglio però, la meritano.
Noi disabili per primi, le organizzazioni dei disabili, quelle tradizionali cosiddette storiche, dobbiamo chiederci se abbiamo operato in modo che i nostri problemi, le nostre capacità reali, li abbiamo resi visibili alla società in modo corretto.
Insomma, i disabili sono stati tenuti sin da piccoli nei recinti protetti. Prima negli istituti speciali, poi nelle associazioni.
Sono stati educati a tenersi fuori o ai margini della società. Gli è stato detto, per tornaconto di qualcuno, non preoccupatevi di voi perchè ci pensiamo noi.
Solo una minoranza ha rotto il recinto riversandosi nella società.
Insomma la disabilità è divenuta questione generale della società, della collettività?
Non lo crediamo. La scarsa visibilità dei disabili, costituisce l'unico punto a favore di chi come Travaglio ci ha ignorati o ci conosce male.
I movimenti femministi, i movimenti che lottano per i diritti civili, i movimenti che lottano per il diritto alla vita indipendente, per la emancipazione sociale, tanto per fare un solo esempio, sapevano che esistevano le donne con disabilità che sono emarginate doppiamente, come afferma la convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità?
Ebbene, le donne, nelle loro lotte contro la violenza, per le pari opportunità, hanno tenuto conto dei problemi delle donne con disabilità? Niente affatto.
I sindacati, che pure hanno istituito ormai da anni uun ufficio apposito per occuparsidei disabili, hanno partecipato e partecipano a convegni, incontri promossi da varie organizzazioni di settore? Molto raramente o solo a quelli dove è bene rendersi visibili.
So che ci verrà risposto che non è vero e che loro sono al nostro fianco.
So che ci verrà detto che la realtà è diversa. Qui preme solo evidenziare gli aspetti negativi che non sono pochi.
Noi ed altre organizzazioni li abbiamo invitati e abbiamo ottenuto sempre risposte negative.
Stessa cosa vale per le forze politiche.
Spesso la loro risposta è: ma i disabili hanno le loro associazioni.Questa è una non risposta o peggio è come dire rivolgetevi ad altri e non a noi.
Ma, forse che i cittadini, i movimenti al di fuori delle lobbys spesso foraggiate con denaro pubblico, non contano nulla? Non hanno voce, non sono cittadini uguali o come qualcuno ha creato ad arte nell'immaginifico collettivo sono considerati individui speciali, diversi dagli altri, come se gli altri non fossero diversi fra di loro stessi?
***
Vogliamo far notare che quando si organizzano manifestazioni per il diritto al lavoro, per i temi di politica internazionale, per la pace, per la democrazia, per il salario, per difendere l'occupazione, noi disabili ci siamo, partecipiamo con molta passione.
Perchè non avviene il contrario? Perchè personaggi del mondo della informazione, della politica delle organizzazioni sociali non partecipano al nostro fianco nei movimenti che i disabili creano spontaneamente nella società stanchi di essere rinchiusi nelle gabbie delle lobbys? Perchè vanno unicamente al traino delle associazioni cosiddette storiche che pretendono di tenere il monopolio della rappresentanza dei disabili, pur essendo in uno stato di diritto e democratico? Certo si preferisce salire più comodamente e utilitaristicamente sul carro di chi può forse regalarci qualche favore in tempi di campagna elettorale.
***
Insomma perchè non si fa veramente inclusione sociale intesa a doppio senso?
Perchè insieme, ma davvero insieme, non mandiamo in frantumi questa mentalità delle categorie e dell'assistenzialismo, per creare la mentalità del progresso e dell'unità?
***
Noi vorremmo che giornalisti del valore di Marco Travaglio e altri scoprissero davvero il mondo della disabilità, delle loro associazioni scavando, prima di tutto nei finanziamenti pubblici che queste ottengono in nome dei poveri disabili.
Abbiamo bisogno di capire se e fino a che punto i disabili sono divenuti un vero mercato.
Si ha, infatti, la sensazione che ormai noi disabili siamo una merce, siamo al mercato dei disabili e al voto di scambio.
Cari amici giornalisti, quanto abbiamo potuto intravvedere nelle cronache napoletane non vi fa venir voglia di conoscere chi fabbrica i falsi disabili? Quali sono le ragioni? Quale il tornaconto? Quanto costa il prodotto di un falso disabile alla collettività? Quanto al richiedente? Non vi viene voglia di indagare, di scavare, molto probabilmente ne vedremmo delle belle, molto probabilmente ci sarebbe molto lavoro per la magistratura.
***
Caro Travaglio e cari giornalisti è ora che si vada a conoscere la realtà dei santuari della disabilità come si è fatto per altri santuari e settori della società.
Si ha la sensazione che verso quei palazzi si ha un assurdo e sacro timore reverenziale..