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I ciechi, i disabili, il mondo della informazione e della politica Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Sabato 24 Luglio 2010 22:12
 
Considerazioni e lettura generale della realtà in controtendenza fra dubbi, perplessità e certezze.
Con il titolo "I non vedenti"
 

Così scriveva ieri il noto giornalista Marco Travaglio, da noi tutti stimato e apprezzato, sul quotidiano il Fatto.
Ecco, B. con i ceffi e i comitati d'affari non c'entra. Sono gli altri che lo dipingono così. Come Jessica Rabbit. È proprio vero che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Plotoni di non vedenti volontari stanno rimuovendo l'intera biografia berlusconiana per distinguere B. il buono dalla sua banda di cattivi
 
***
Questa volta il dottor Travaglio  ha fatto la pipì fuori dal vasino. Ha espresso il peggio della sua fantasia giornalisticamente vivace e della sua intelligenza.
Imperdonabile scivolone.
Ma è proprio imperdonabile?
Noi disabili però, siamo in grado di fare autocritica e non temiamo di parlarci anche contro.
****
Vediamo un po'.
Partiamo da vicino, tanto la musica è uguale.
Verso la fine del 2009, in quel di Torino si tiene la conferenza nazionale sulla disabilità. Vi erano i disabili, i relatori, gli operatori. Assenti ingiustificati governo, personaggi della politica, a parte qualche mosca bianca, giornalisti, che se c'erano non hanno preso la penna in mano.
 
Campagna elettorale di marzo 2009. Discorsi politici nelle piazze e nei teatri, argomento Berlusconi e fugaci accenni ai problemi della gente. Parole sui disabili? Le proposte politiche sulla disabilità? Chi se ne fotte.
Parlamentari che si occupano delle problematiche, anche a tempo perso, dei disabili? Che si interrogano su cosa votano quando vi sono da approvare leggi sui disabili o che si chiedono a chi stanno concedendo finanziamento pubblico e per cosa? Nemmeno a trovarlo con il lanternino. Molti votano ad occhi chiusi perchè trattasi di poverini, le cui   associazioni chiedono soldi che non si  possono negare. Trattasi di gente invalida, badate bene invalida, non con disabilità, di gente che manda in rovina l'economia del paese, di individui improduttivi, parassiti da mantenere, dannosi, come  annuncia al mondo in una conferenza stampa internazionale il governo tramite il suo ministro dell'economia.
 
Insomma i disabili non esistono o esistono quando osano spingersi fin davanti al tempio della politica, come è accaduto il 7 luglio scorso in piazza Montecitorio, o quando fanno notizia di cronaca.
Sono esagerazioni le mie? Può darsi un po' ma solo un po'.
***
Qualche comprensione, quelli come Travaglio però, la meritano.
 
Noi disabili per primi, le organizzazioni dei disabili, quelle tradizionali cosiddette storiche, dobbiamo chiederci se abbiamo operato in modo che i nostri problemi, le nostre capacità reali, li abbiamo resi visibili alla società in modo corretto.
Insomma, i disabili sono stati tenuti sin da piccoli nei recinti protetti. Prima negli istituti speciali, poi nelle associazioni.
Sono stati educati a tenersi fuori o ai margini della società. Gli è stato detto, per tornaconto di qualcuno, non preoccupatevi di voi perchè ci pensiamo noi.
Solo una minoranza ha rotto il recinto riversandosi nella società.
Insomma la disabilità è divenuta questione generale della società, della collettività?
Non lo crediamo.  La scarsa visibilità dei disabili,  costituisce l'unico punto a favore di chi come Travaglio ci ha ignorati o ci conosce male.
 
I movimenti femministi, i movimenti che lottano per i diritti civili, i movimenti che lottano per il diritto alla vita indipendente, per la emancipazione sociale, tanto per fare un solo esempio, sapevano che esistevano le donne con disabilità che sono emarginate doppiamente, come afferma la convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità?
Ebbene,  le donne, nelle loro lotte contro la violenza, per le pari opportunità, hanno tenuto conto dei problemi delle donne con disabilità? Niente affatto.
I sindacati, che pure hanno istituito ormai da anni uun ufficio apposito per occuparsidei disabili, hanno partecipato e partecipano a convegni, incontri promossi da varie organizzazioni di settore? Molto raramente o solo a quelli dove è bene rendersi visibili.
So che ci verrà risposto che non è vero e che loro sono al nostro fianco.
So che ci verrà detto che la realtà è diversa. Qui preme solo evidenziare gli aspetti negativi che non sono pochi. 
 
Noi ed altre organizzazioni li abbiamo invitati e abbiamo ottenuto sempre risposte negative.
Stessa cosa vale per le forze politiche.
Spesso la loro risposta è: ma i disabili hanno le loro associazioni.Questa  è una non risposta o peggio è come dire rivolgetevi ad altri e non a noi.
 
Ma, forse che i cittadini, i movimenti al di fuori delle lobbys spesso foraggiate con denaro pubblico, non contano nulla? Non hanno voce, non sono cittadini uguali  o come qualcuno ha creato ad arte nell'immaginifico collettivo sono considerati individui speciali, diversi dagli altri, come se gli altri non fossero diversi fra di loro stessi?
***
Vogliamo far notare  che quando si organizzano manifestazioni per il diritto al lavoro, per i temi di politica internazionale, per la pace, per la democrazia, per il salario, per difendere l'occupazione, noi disabili ci siamo, partecipiamo con molta passione.
Perchè non avviene il contrario? Perchè personaggi del mondo della informazione, della politica delle organizzazioni sociali non partecipano  al nostro fianco nei movimenti che i disabili creano spontaneamente nella società  stanchi di essere rinchiusi nelle gabbie delle lobbys? Perchè vanno unicamente al traino delle associazioni cosiddette storiche che  pretendono di tenere il monopolio della rappresentanza dei disabili, pur essendo in uno stato di diritto e democratico? Certo si preferisce salire più comodamente e utilitaristicamente sul carro di chi può forse regalarci qualche favore in tempi di campagna elettorale.
 ***
Insomma perchè non si fa veramente inclusione sociale intesa a doppio senso?
Perchè insieme, ma davvero insieme, non mandiamo in frantumi questa mentalità delle categorie e dell'assistenzialismo, per creare la mentalità del progresso e dell'unità?
***
Noi vorremmo che giornalisti del valore di Marco Travaglio e altri scoprissero davvero il mondo della disabilità, delle loro associazioni scavando, prima di tutto nei finanziamenti pubblici che queste ottengono in nome dei poveri disabili.
Abbiamo bisogno di capire se e fino a che punto i disabili sono divenuti un vero mercato.
Si ha, infatti,  la sensazione che ormai noi disabili siamo una merce, siamo al mercato dei disabili e al voto di scambio.
Cari amici giornalisti,  quanto abbiamo potuto intravvedere nelle cronache napoletane non vi fa venir voglia di conoscere chi fabbrica i falsi disabili? Quali sono le ragioni? Quale il tornaconto? Quanto costa il prodotto di un falso disabile alla collettività? Quanto al richiedente? Non vi viene voglia di indagare, di scavare, molto probabilmente ne vedremmo delle belle, molto probabilmente ci sarebbe molto lavoro per la magistratura.
***
Caro Travaglio e cari giornalisti è ora che si vada a conoscere la realtà dei santuari della disabilità come si è fatto per altri santuari e settori della società.
Si ha la sensazione che verso quei palazzi si ha un assurdo e sacro timore reverenziale..  
 
 
Protesta. Trenitalia: fatti e non parole Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Venerdì 09 Luglio 2010 17:34
Trenitalia: chiediamo fatti e non semplici dichiarazioni di principio

E se è già grave il silenzio dell'azienda, rispetto a una serie di richieste presentate mesi or sono dal Movimento Rinnovamento Democratico, volte a razionalizzare il servizio di trasporto ferroviario riguardante le persone con disabilità, ancor più sconcertante è che i disservizi, la scortesia e la disattenzione del personale viaggiante nei confronti della clientela con disabilità crescano ulteriormente, com'è accaduto a chi tornava in Puglia dalla manifestazione nazionale di Roma del 7 luglio

Un incontro, il 21 ottobre 2009, con i vertici di Trenitalia, e la presentazione di un documento con sette richieste fondamentali, per ottenere una razionalizzazione del servizio di trasporto ferroviario riguardante le persone con disabilità e in particolare quelle con disabilità visiva: era stata questa la prima iniziativa promossa dal Movimento Rinnovamento Democratico (Nulla su di Noi, Niente senza di Noi), alla quale, però, erano seguiti mesi di totale silenzio, dopo i quali lo stesso Movimento aveva deciso di organizzare una mobiltazione a Roma, ottenendo un ulteriore incontro il 15 aprile scorso (di tutto si legga nel nostro sito cliccando qui).
Ma il silenzio è continuato - e soprattutto la mancanza di atti concreti - ciò che potrebbe richiedere, secondo Michele Lastilla di Rinnovamento Democratico, «un'intensificazione della protesta, anche perché è noto che le nostre rivendicazioni non comportano impegni di spesa per Trenitalia».
In più, denuncia lo stesso Lastilla - raccontando un fatto che lo ha direttamente coinvolto al ritorno dalla manifestazione nazionale del 7 luglio a Roma, promossa dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e dalla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili), contro la Manovra Finanziaria - «i disservizi, la scortesia e la disattenzione del personale viaggiante nei confronti della clientela disabile si aggravano», nonostante Amedeo Piva, direttore delle Politiche Sociali del Gruppo Ferrovie dello Stato-Trenitalia avesse assicurato il suo pronto intervento, almeno su questo piano. «Ma gli eventi - scrive Lastilla, rivolgendosi direttamente a Piva - dimostrano che le sue dichiarazioni sono rimaste solo intenzioni».

«Si è trattato - scrive l'esponente di Rinnovamento Democratico al direttore delle Politiche Sociali di Trenitalia - di un episodio di estrema gravità, accaduto proprio a chi scrive e proprio di ritorno dalla grande mobilitazione nazionale delle persone con disabilità svoltasi a Roma il 7 luglio scorso. Nel nostro incontro di aprile, Gentile Dottor Piva, le avevamo fatto notare come le persone disabili non appartengano certo alla fascia più ricca della popolazione. Moltissimi, infatti, vivono con un misero assegno di invalidità e quindi non possono permettersi il lusso di viaggiare a bordo dei treni ad alta velocità, se non in casi eccezionali».
«Ebbene - continua la lettera - saprà che il treno ad alta velocità Roma-Lecce delle ore 14.45, superata la stazione di Foggia, ha investito una persona che è deceduta. Lei sa anche, naturalmente, che il treno non può ripartire se non dopo tutti i controlli e le verifiche della autorità giudiziaria e che queste operazioni richiedono almeno due, tre ore di tempo. Il personale viaggiante era a conoscenza che a bordo del treno c'erano persone con disabilità e perciò denunciamo l'assoluta disattenzione e il totale disinteresse nei loro confronti, da parte di quello stesso personale viaggiante».
 
«Il treno - racconta poi Lastilla - è stato fermo dalle 18 alle 21 circa e nessun componente del personale viaggiante ha chiesto a chi scrive se avesse bisogno di un bicchiere d'acqua, del servizio bar, dei servizi igienici eccetera. Un comportamento disumano e incivile, verificatosi per giunta su uno dei convogli che Trenitalia ritiene il vero "vanto dell'azienda". Chiediamo quindi il suo immediato e visibile intervento, con precise sanzioni - e non con semplici raccomandazioni - nei confronti non solo del personale viaggiante, ma di chi è responsabile del servizio della clientela disabile. Questo unitamente all'assicurazione che simili episodi e analoghi comportamenti incivili non avrano più a ripetersi in futuro».
«Il rispetto  di quanto stabilito nei  confronti  dei viaggiatori con disabilità - conclude la lettera - non deve infatti dipendere dal grado di sensibilità posseduto da un singolo dipendente, ma dev'essere una regola e il suo mancato rispetto dev'essere oggetto di grave sanzione. Confidiamo dunque, Gentile Dottor Piva, che vorrà evitare a noi una manifestazione - questa volta ad oltranza - per il silenzio di Trenitalia, oltre che un ulteriore degrado dell'immagine dell'azienda, fornendo risposte precise che riguardino fatti e non semplici dichiarazioni di principio». (S.B.)
 
(Tratto da Superando)
 
 
Manifestazione del 7 luglio: considerazioni Stampa l'articolo
Scritto da Michele   
Giovedì 08 Luglio 2010 20:30
Cari amici, sono qui  a raccontarvi la giornata che forse segna una svolta per  i disabili italiani.
La mobilitazione non è  stata di quelle che riempiono le piazze storiche della protesta di un popolo, ma neppure possiamo affermare che è stata una manifestazione insignificante.

Il Movimento Rinnovamento Democratico c'era con tutto  il peso del lavoro fatto nei giorni immediatamente dopo la presentazione della manovra da parte di Tremonti e Berlusconi con le accuse dal sapore nazista contro di noi per passare dall'ignobile proposta del condono ai falsi invalidi, fino a giungere alla beffa e, ancora una volta, alla politica tipica di Berlusconi dei raggiri, degli inganni, del dire e non dire, delle ipocrite assicurazioni fatte per ottenere consensi e spargere camomilla ad un popolo incazzato che ormai non ce la fa più davvero.
Il nostro Movimento ieri in piazza ha raccolto i risultati di quanto ha seminato. Vi ricordo il diluvio di contatti con tutti i Deputati e i Senatori fatti di proposte, di proteste, di appelli che prima Tiziana e poi alcuni di voi e amici vicini ed esterni al Movimento hanno inviato ripetutamente.
L'intensissimo lavoro che abbiamo svolto nei confronti di associazioni di tutta Italia, nei confronti di singole personalità del mondo della politica, nei confronti di tutti i giornali; l'intensissimo lavoro svolto in rete con l'instancabile fatica di Tiziana, Lidia e il suo gruppo, da Orietta, da Rosa, da molti altri amici che condividono le finalità del nostro Movimento.
Se noi ci fossimo limitati ad andare soltanto in piazza ieri, non avrebbe avuto alcun significato.
Ringrazio tutti davvero e li ringrazio anche per aver sopportato le continue sollecitazioni che venivano dal coordinatore.
Grazie. Ieri avete raccolto anche voi un grande successo e avete potuto constatare che il Movimento c'è, è più che mai in prima linea e lo è in tutte le ragioni che ora brevissimamente voglio indicare perchè voi le abbiate sempre presenti. Sono le ragioni che rendono vivo il nostro Movimento e che fanno comprendere come i tempi sono cambiati. Di questo, appunto, dovete tener conto in futuro.

Il Movimento Rinnovamento Democratico è nato come organizzazione diversa da quelle già esistenti e non solo  del mondo dell'associazionismo dei disabili.

Noi abbiamo voluto dare una svolta al modo di rappresentare le nostre istanze, abbiamo voluto indicare forme di lotta del tutto differenti da quelle tradizionali, abbiamo indicato un nuovo modo di fare politica sociale e della disabilità.
Abbiamo, insomma, indicato finalità e modi  che pur avendo al centro esigenze già presenti, risultano del tutto innovative.

In sintesi:

1. Chiamiamo i disabili, le loro famiglie, i cittadini con loro solidali, a partecipare direttamente. Questo significa non rifiutare le deleghe a chi merita fiducia ma neppure a considerarle come una consegna del nostro destino, delle nostre istanze, dei nostri bisogni totalmente nelle mani di altri.

2. Sollecitiamo la diretta presa in carico delle nostre istanze e del nostro futuro attraverso la diretta partecipazione  e con il controllo diretto dal basso.

3. La grande novità è data dalla collocazione chiara, convinta e senza equivoci ai principi della convenzione dell'Onu sui diritti delle persone  con disabilità.
Questa collocazione impone una svolta di 360 gradi della tradizionale politica sociale e della disabilità, ormai davvero obsolete, rappresentate ancora dalle tradizionali associazioni dei disabili, in prima linea dall'Unione Italiana dei Ciechi, incapaci di rinnovarsi al loro interno  e, conseguentemente, incapaci di una nuova politica della disabilità che sia in linea e dentro la società che cambia vorticosamente quotidianamente.             

4. Gli strumenti nuovi del Movimento sono totalmente diversi rispetto alle associazioni. Noi  viviamo in rete, usiamo la rete come luogo per scambiarci opinioni, per elaborare proposte, per far giungere le nostre istanze nei palazzi istituzionali, alle singole personalità del mondo della politica, della società civile, della cultura, della informazione.
Questo è il principale strumento da noi usato e che affianchiamo anche al lavoro fatto di contatti  umani e diretti con le persone che ci interessano.

5. Nostra finalità principale è il coinvolgimento di tutti i disabili e di tutti i cittadini, perchè le istanze di tutti, i diritti civili di tutti, finalmente si incontrino  nell'agone sociale e politico  che è il centro della vita civile: le piazze delle città in cui viviamo, gli incontri con tutti per  discutere di noi  ma anche di tutti, di noi e con tutti.
Questa è una grande  innovazione che crediamo sia la chiave di volta  perchè le nostre istanze abbiano successo.
Insomma, è la politica che abbiamo definito di rottura dei canapi e delle reti dei recinti in cui i disabili venivano e sono tenuti dalle loro associazioni, forti proprio per la delega in bianco a loro firmata da chi si associa.

6. Tutta la nostra azione e novità sta nella nostra convinta affermazione che è poi il nostro motto che:
nulla senza di noi e niente sopra di noi va fatto.
Noi questo non lo consentiamo più.
Quando affermiamo:  nulla su di noi, niente senza di noi, intendiamo riferirci non solo al mondo della politica ma a tutti, cittadini compresi.
Noi non siamo la diversità. Noi siamo una delle diversità, perchè siamo diversi tutti gli uni dagli altri e le nostre diversità sono rappresentate non solo da qualche nostro problema o disagio. La nostra diversità è la diversità come persona fra le persone. La nostra diversità sta nella diversa cultura, nella diversa mentalità, nel diverso temperamento, che  differenzia ciascun essere umano e non il disabile.

7. La diversità e la forza del Movimento sta nel fatto che usiamo metodi di lotta che sono tipici della società contemporanea, fortemente frammentata, molecolarizzata, che a volte rende invisibili le persone e i loro problemi, travolti dalla forza del consumismo, del superficialismo in tutti i rapporti della vita, della pratica del disimpegno, del tanto per purchè il tempo scorra, della attesa che anche questa giornata passi.
Se riflettete, giungerete alla conclusione che le finalità del Movimento non vi danno il tempo di annoiarvi e le fatiche fatte alla fine si traducono in soddisfazioni per voi sul piano personale e sul quello sociale. Alla fine delle nostre giornate defaticanti ci resta la soddisfazione di non aver vissuto per il nulla. Ci rendiamo conto di non essere stati un numero soltanto, un corpo fisico soltanto, una lattina vuota, una persona che si fa teleguidare dal mercatismo, che non si fa incantare dalle false promesse di un premier che è un abile venditore e persuasore.
Insomma, ci rendiamo conto che ci siamo, che si è se stessi e non ciò che altri vogliono che siamo, che la nostra fatica paga e soprattutto paga interiormente, alla faccia di chi si trascina strisciando inutilmente con tutto il suo corpo e, quel che è peggio, con la testa, con la sua psiche, per le strade delle città, riducendosi al nulla, per scoprire un giorno di aver inseguito farfalle e raccolto mosche.

In conclusione: il Movimento costituisce una alternativa seria per chi vuole contare davvero di più, per chi vuole esserci, per chi vuol edificare il suo presente e il suo futuro, per chi vuole resistere per difendere e affermare il diritto alla vita indipendente, alla mobilità, alla inclusione sociale, allo studio, al lavoro, alla accessibilità, all'autonomia e alla libertà fra gli altri e uguale agli altri.
Chi non farà nulla di tutto ciò, non ha diritto a lamentele, a petulanze, a piagnistei. Ha solo il diritto di piangersi addosso e, soprattutto, ha il dovere di non chiedere agli altri ciò che lui non fa. Ha un solo diritto e un solo dovere: il silenzio.

Amici, i risultati ottenuti ieri da noi con estrema fatica, sono una ricarica per continuare, anche perchè credo che ieri abbiamo ottenuto un altro importantissimo risultato.
Abbiamo concretamente compreso che il solco in cui cammina il nostro Movimento è quello giusto, è quello che paga. Saremo in molti o in pochi? Non lo so. Certo è che questa è la strada giusta. Chi non lo ha capito è perchè ancora si fa guidare da una mentalità che in lui è dura a morire. Tanto per non perdere il vizio, lancio a voi ora un appello: parlate del Movimento fate aderire disabili e cittadini.
 
 
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